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  • programma fraschini

 

Venerdì 12 ottobre 2018 ore 20:30
Domenica 14 ottobre 2018 ore 15:30

IL VIAGGIO A REIMS

Dramma giocoso in un atto
musica di
Gioachino Rossini
libretto di Luigi Baiocchi


Fonti letterarie: Corinne ou l'Italie (1807) di Madame de Staël


Prima rappresentazione: 19 giugno 1825 - Théatre Italien di Parigi
Prima rappresentazione italiana: 18 agosto 1984 - Auditorium Pedrotti di Pesaro

Direttore
Michele Spotti
Regia
Michal Znaniecki


Orchestra I Pomeriggi Musicali di Milano

Coproduzione Teatri di OperaLombardia


L'OPERA

Il re e la famiglia reale presenziarono alla ‘prima’ di VIAGGIO A REIMS, nella sala del Louvois sfarzosamente illuminata. L’attesa per la prima opera scritta da Rossini per Parigi era spasmodica. Si fece di tutto per ottenere l’assenso del compositore a più repliche, ma questi fu irremovibile: acconsentì a una ripresa il 23 giugno, e ancora il 25; un’ultima rappresentazione ebbe luogo il 12 settembre. Che Rossini non acconsentisse poi a riprese del Viaggio è del tutto naturale, essendo gran parte della musica della cantata trasmigrata poco dopo in un nuovo titolo per l’Opéra, Le Comte Ory (1828), e poi in due altre cantate, Andremo a Parigi? (1848) e Il viaggio a Vienna (1854). Ciò che è straordinario constatare nel processo di autoparodia di Rossini, è come un terzo della musica del Comte Ory, presa dal Viaggio a Reims, suoni in questa opera del tutto nuova. Sorprendente è anche la capacità mimetica di Rossini: il primo frutto nato in terra di Francia ha immediatamente un colore del tutto nuovo rispetto al Rossini italiano, da musica francese appunto, dato essenzialmente dall’armonia e dalla strumentazione. Tra le pagine più alte di una partitura che inanella peraltro una serie di pezzi di bellezza e ironia straordinari, non si può non ricordare il sestetto che chiude idealmente la prima parte della cantata, concepito come un esteso finale d’atto, e il gran pezzo concertato a 14 voci, che destò un’enorme impressione anche tra i contemporanei. Il finale offre l’occasione di intonare sette canzoni nazionali: quella tedesca, basata sul Volkslied di Haydn, il brindisi di Melibea, in forma di polacca italianizzata, due canzoni, una russa e una spagnola, l’adattamento di ‘God save the King’, cantato da Lord Sidney, e la parafrasi del canto francese; il numero viene chiuso dall’improvvisazione di Corinna, in cinque strofe, con ricchi abbellimenti, nella quale viene lasciato comunque spazio a ulteriori improvvisazioni. Divertentissimi anche i ritratti dei vari personaggi delineati nelle arie: si pensi a quella della contessa, che piange sulle sorti del suo cappellino, e alla gioia della cabaletta quando il prezioso oggetto viene ritrovato (“Caro! dal reo naufragio”); o, ancora, l’irresistibile aria di Don Profondo, che enumera le antichità del barone (“Medaglie incomparabili”), una vera e propria aria di catalogo. Ma a ben vedere lo humour più sottile sta nel fatto che gli ospiti dell’Albergo del Giglio d’oro non arriveranno mai a Reims per celebrare Carlo X, e che poi la musica del Viaggio verrà trasferita nella cantata Andremo a Parigi? (1848), in onore della rivoluzione invece che del re.