CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia
di Luigi Lo Cascio
liberamente tratto da Le Baccanti di Euripide
regia Luigi Lo Cascio
scene e art direction Alice Mangano
scene e disegni Nicola Console
musiche Andrea Rocca
con Luigi Lo Cascio, Pietro Rosa
Il viaggio intrapreso da Luigi Lo Cascio insieme al Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia inizia nel 1995 con lo spettacolo Verso Tebe, che rivela il desiderio dell'attore di cimentarsi nella ricerca di nuove possibilità offerte dalla riscrittura scenica delle tragedie di Euripide. Già prima era stato coinvolto nella drammaturgia collettiva del Labirinto di Orfeo, oggi è invece il protagonista assoluto di questa curiosa versione delle Baccanti, di cui è non solo interprete ma anche drammaturgo e regista.
Lo spettacolo è affascinante, costruito mettendo in stretta simbiosi due fattori "chiave": parola ed immagine. Se da una parte i significati più profondi emergono dal testo, dall'altra la scena pullula di elementi virtuali, video, disegni, animazioni, tutte create da un team di artisti visivi (Nicola Console, Alice Mangano, Desideria Mayer). Anche l'elemento musicale, così connaturato al genere tragico, è scritto per l'occasione da Andrea Rocca e segue passo dopo passo il testo.
Il protagonista, unica figura fisica presente in scena, ma mai sola perché accerchiata da questo impianto multimediale, veste una tuta bianca da schermidore - cavaliere ariostesco, a tratti si trasforma in figura femminile, intessendo un dialogo con se stesso. E' Penteo, il re che decide di combattere il disordine provocato dall'invasamento dionisiaco delle donne, che si fa egli stesso cacciatore, pronto a combattere i costumi lascivi stimolati dalla danza e dall'ebrezza alcolica che la misteriosa divinità infonde. Una "soggettiva" dei pensieri e dei sogni del tiranno di Tebe, di una mente ordinata contro Dioniso, il dio del disordine, di un cacciatore desideroso di stanare quella entità/divinità inafferrabile. Intorno a lui si materializzano figure mitologiche, i disegni animati dell'indovino Tiresia e del re Cadmo, un alter ego di Penteo attraverso la voce e l'immagine di un bambino.
Lo Cascio è capace di entrare in una dimensione che si può definire "sacra", e da' voce e corpo ad un Penteo che rappresenta una visione parziale, che da lucida si trasforma in allucinata ed annebbiata. Tormentato ed inquieto, vorrà vedere ad ogni costo le donne che danzano sul monte Cicerone, con uno sguardo ed un impeto che diventerà sempre più febbrile. Fino allo smembramento finale. E sembra di intravedere, nell'avventura di Penteo, una metafora dei nostri tempi, che subiscono il fascino dei media e del consumismo.