di Francis Poulenc
Tragedia lirica in un atto
di Francis Poulenc
da un testo di Jean Cocteau
regia Leo Muscato
direttore Matteo Beltrami
interprete Tiziana Fabbricini
orchestra lirica I Pomeriggi Musicali
coro Circuito Lirico Lombardo
coro di voci bianche dell’ Istituto Pareggiato “C. Monteverdi” di Cremona
La voix humaine, «tragédie lyrique» in un atto di Francis Poulenc su testo di Jean Cocteau fu composta nel 1958 e dedicata alla celebre interprete Denise Duval che, come scrisse la critica specializzata, trovò in questo il ruolo della vita. La protagonista infatti agisce incessantemente sulla scena, affrontando un vero e proprio
tour de force e dispiegando una serie estremamente varia di sensazioni, stati d'animo, emozioni, senza nessuna azione. L'idea di realizzare musicalmente il monologo di Cocteau imponeva inevitabilmente una serie di confronti con alcuni precedenti, il più importante dei quali era
Erwartung di Schoenberg. Ma da questo monodramma dal lirismo esacerbato Poulenc voleva allontanarsi puntando a tradurre musicalmente la parola e tutti i più reconditi legami ad essa sottesi dando un senso logico e unitario a una successione di frammenti, di frasi musicali, spesso molto brevi (il ricordo, la menzogna, la speranza...), ma ognuno con una propria personalità e tutti permeati da un'atmosfera angosciata, intensa e lirica. Cocteau stesso dovette riconoscere che il compositore aveva fissato «una volta per tutte il modo di dire» il suo testo. Nel rispetto totale della prosodia e soprattutto col desiderio di far emergere dal monologo patetico dell'innamorata abbandonata tutti i suoi stati d'animo, il compositore ha immaginato un'orchestrazione "trasparente", delicatissima e puntuale, che riesce a sottolineare le più sottili sfumature ora tenere ora violente, ora sentimentali ora sensuali. Nel contempo all'orchestra tocca il compito di creare la continuità in questo testo necessariamente frammentario, E ciò accade sin dall'inizio, dallo squillo del telefono affidato allo xilofono e si protrae attraverso sonorità inedite, mai povere, all'interno delle quali si ritrovano motivi ricorrenti (non veri e propri
Leitmotive di wagneriana memoria) che enfatizzano il patetismo struggente della storia, facendo dimenticare l'aspetto di
tour de force e sottolineando semmai il "diagramma emotivo" dei comportamenti della protagonista, indagandone le sottili variazioni psicologiche attraverso modi vocali svariati, dal canto sussurrato alla vocalità spiegata tipica del teatro ottocentesco.