Questo spettacolo partecipa al progetto FREE TICKET
http://www.teatrofraschini.it/it/news/progetto-free-ticket.html
progetto di Daniela Airoldi Bianchi dal testo “In nome della madre” di Erri De Luca
regia Massimo de Vita
con Irene Quartana, Eleonora Sacchi e Sacha Oliviero
Il Teatro Officina di Milano è una piccola e preziosa sala milanese che si è sempre distinta, fin dagli esordi nel 1973, per la forte matrice interculturale e di spiritualità laica. Anima da più di trent’anni di questo spazio culturale è Massimo De Vita, attore e regista, che ha condiviso l’arte con le eccellenze del nostro teatro, a partire da Giorgio Strehler e Paolo Grassi fino a Dario Fo e Franca Rame (con cui nel 1968 ha fondato la cooperativa Nuova Scena). Costante è il lavoro del Teatro Officina nei quartieri più disagiati della città, anche a carattere antropologico, alla riscoperta della tradizione e a favore dello scambio tra culture differenti: raccoglie testimonianze che restituisce alle comunità attraverso eventi che coinvolge i cittadini non come semplici spettatori ma come veri e propri co-autori.
Lo spettacolo Nel nome della donna nasce da un progetto del Teatro Officina, della Casa della Carità e della Provincia di Milano con la volontà di raccogliere la voce totalmente inascoltata delle donne straniere, migranti e madri, spesso clandestine, che abitano mestamente le nostre città. Con queste interviste si assottiglia un buio pesante e profondo, lentamente emergono volti e storie che finalmente conquistano una luce troppo al lungo negata. Una visibilità troppo spesso cancellata dalle stesse protagoniste, intimidite dall’argomento della maternità clandestina e dalla paura concreta che potesse venire loro tolto il nascituro, o semplicemente bloccate dall’imbarazzo per la richiesta di parlare della loro vicenda umana direttamente al pubblico. Attraverso la mediazione della ripresa filmata, sono finalmente emerse le storie (tre interviste ad una donna peruviana, una nigeriana, una Rom), verità che riportano l’attenzione anche su un altro tema fondamentale per la nostra società contemporanea: la solidarietà che nasce tra italiani e stranieri e stravolge un’immagine stereotipata dell’Italia.
Queste testimonianze si alternano alle parole di Erri de Luca, tratte dal libro In nome della madre. La figura di Maria, giovane madre che incarna anche il simbolo della clandestinità, per nulla reticente, ma consapevole e fiera nel mostrare la gravidanza in tutta la sua dolcezza, parla di quel mistero in cui la vita si schiude. Si trova però a fronteggiare una dimensione sociale che le è ostile: dovrà convincere Giuseppe, futuro sposo, e sua madre; dovrà affrontare un viaggio verso una città che le negherà accoglienza. Un percorso narrativo e poetico condotto con delicata allegria che contagia lo spettatore. Con spontaneità ed in solitudine verrà dato alla luce il figlio: il parto si trasforma così per la donna in un viaggio d’estasi, una partenza segnata dal piacere e dal contatto corporeo tra madre e figlio.
Nel nome della donna è uno spettacolo che, attraverso la poesia del romanzo di De Luca e la potenza dei racconti delle donne contemporanee, sprona a riflettere, a confrontarsi con la realtà, mantenendo acceso uno spirito di condivisione, fratellanza universale, pietas umana, coltivando la memoria delle nostre radici più profonde, con una attenzione d’ascolto sincero all’altro, qualunque sia la sua provenienza fisica e il suo credo.