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1 AGO 2010
Giselle
di Vladimir Derevianko

Corpo di Ballo del Teatro Maggio Fiorentino diretto da Vladimir Derevianko
Testo di Adolphe Adam

GISELLE
Balletto in due atti

di Jules Henri  Vernoy de Saint-Georges e Théophile Gautier
coreografia Evgheni Polyakov  ripresa da Raffaella Renzi e Giampiero Galeotti
musica Adolphe Charles Adam
scene Raffaele Del Savio
luci Guido Baroni
riprese Luciano Roticiani

NOTE

Vladimir Derevianko è artista poliedrico e versatile, ha collaborato con Yuri Grigorovitch e Vladimir Vassiliev al Bolshoi di Mosca, con Uwe Scholz e John Neumeier in occidente. Ha danzato con alcune delle più grandi etoile internazionali: Carla Fracci, Elisabeth Maurin, Elisabetta Terabust, Luciana Savignano, Alessandra Ferri, Eva Evdokimova, Evelyne Hart, Viviana Durante. Particolarmente significativa la sua lunga e prestigiosa partnership con Noella Pontois. Dal 1993 al luglio 2006 è Direttore Artistico e primo ballerino della Compagnia di Balletto della Sachsische Staatsoper Semperoper di Dresden che con lui è divenuto il Ballett Dresden. Se il balletto di Dresda è oggi considerato una delle più importanti compagnie europee il merito è certamente da attribuire alla visione e alla direzione di Vladimir Derevianko. Dalla stagione 2007-2008 Vladimir Derevianko è stato nominato Direttore di MaggioDanza, la compagnia di ballo del Maggio Musicale Fiorentino.



Ufficialmente "Giselle" nasce dal libretto pubblicato a Parigi sotto il titolo: "Giselle ou les Willis. Balletto fantastico in due atti dei signori Jules-Henri Vernoy de Saint-Georges, Théophile Gautier e Jean Coralli; musica di Adolphe Adam; scene di M. Ciceri". Prima rappresentazione lunedì 28 giugno 1841. Ma l'interesse di Gautier, poeta, critico, scrittore, per il soggetto risale a qualche tempo prima, quando conobbe una leggenda popolare resa nota da Heinrich Heine nella sua "Germania", quella delle Villi "color neve che danzano senza pietà". Egli visualizza subito il balletto, ma essendo quello il suo primo tentativo drammaturgico, gli occorreva un assistente. Lo individua in Vernoy de Saint-Georges, romanziere e librettista, e, insieme, creano un'opera che rappresenta, dopo "La Sylphide", il nuovo manifesto letterario del movimento "romantico" allora in auge. L'idea fondamentale di Gautier è quella di connettere i due elementi tipici di quella poetica: l'amore terreno (in un atto realistico) ed il sovrannaturale (in un atto terreno). Il primo risente della cultura operistica romantica, con passione, tradimento e follia; il secondo è romantico nel senso purissimo dell'ultraterreno, dell'ideale femminile ai limiti del non-umano, etereo, quasi volante, staccato dalla terra, lunare e trasparente come un fantasma.

La vicenda inizia, dunque, in una dimensione quotidiana, nella cornice di un villaggio renano al tempo della vendemmia. Giselle, giovane contadina, non sa che Loys, il suo corteggiatore, altri non è che il principe Albrecht, promesso sposo della nobile Bathilde. Soltanto Hilarion, il guardiacaccia, a sua volta segretamente innamorato della ragazza, dopo aver trovato la spada del principe sospetta che Loys e Albrecht siano la stessa persona. Arriva un corteo e Albrecht, vedendo che vi fanno parte la fidanzata ed il padre, si nasconde per non essere riconosciuto. Bathilde incontra Giselle, che le racconta di essere innamorata e di amare allo stesso tempo la danza. Una passione travolgente, che spaventa sua madre, la quale ricorda con terrore la leggenda delle Villi, le fanciulle morte prima delle nozze che, trasformate in spiriti, attirano di notte gli uomini e li obbligano a ballare fino a morirne. Quando Hilarion accusa Albrecht della sua doppia identità, Giselle, che si sente tradita nel suo sentimento più bello e puro, perde la ragione. E si uccide.

Qualche tempo dopo, nella radura di un bosco, Albrecht, in preda ai rimorsi, porta dei fiori sulla tomba dell'amata perduta. Ma il bosco è terra fatata. E, infatti, si realizza l'incantesimo delle Villi, guidate dall'imperiosa regina Mirta. Albrecht ritrova Giselle. Ma è condannato, come Hilarion, a danzare fino alla morte. Invano chiede a Mirta perdono: la legge delle Villi è inflessibile. Sarà tuttavia Giselle a salvarlo, aiutandolo a resistere e danzando con lui fino all'apparire del sole, quando gli spiriti delle Villi ritornano nel regno delle ombre. Svanito l'incantesimo, il principe si ritrova solo, nel villaggio, con il suo rimorso.

Con "Giselle" viene stabilita una formula valorizzata da un dizionario tecnico ormai avanzato e perfezionato al punto di restare la base di ogni sviluppo del balletto classico. Per l'essenzialità dei passi e dei movimenti, ognuno dei quali è dettato unicamente da una necessità drammaturgica, “Giselle”, dal punto di vista coreografico, infatti, non teme confronti, neppure con la candida e immacolata bellezza stilistica del "ballet blanc" che l'ha preceduta: lo dimostrano la gioia danzata dell'incontro tra i due protagonisti nel primo atto, la scena della follia, la leggerezza volante, alle diagonali ed ai celebri "incrociarsi" in arabesque delle Villi, alla variazione così perfida e maschile di Mirta che presenta con tanta efficacia teatrale il regno delle creature della notte.

Se “Giselle” è sopravvissuta, come tanti altri titoli del grande repertorio del XIX secolo francese, allo scorrere del tempo, il merito va a Marius Petipa, che rimontò e rielaborò l'originale per i Teatri Imperiali Russi, facendone un capolavoro assoluto. E proprio su questa versione Evgheni Polyakov ha costruito, con minime varianti, il suo balletto.

(note a cura di Franco Cornara)