Enrico Dindo, direttore
Concerto di Pasqua in San Pietro in Ciel D'Oro
Programma:
Omaggio a Georg Friedrich Handel (250° della morte)
Water music HWV 348-350
INGRESSO LIBERO
Nella musica strumentale troviamo la stessa impronta di un genio poderoso […]: ogni strumento non rimane ozioso o insignificante. Al contrario, ognuno ha un ruolo ed un carattere che lo rendono non soltanto appropriato e utile, ma necessario ed essenziale all'esecuzione. Persino quelli che, considerati in sé e per sé, sono di rango e valore inferiore acquistano, per la giudiziosa e abile maniera nella quale sono introdotti e adoperati, una specie di dignità e importanza di cui la loro natura sembrerebbe incapace». Così si esprimeva il reverendo Johan Mainwaring nelle sue Memorie della vita del fu Georg Friedrich Händel, biografia pubblicata nel 1760 ad appena un anno dalla morte del compositore. E questo pensiero di un contemporaneo di Händel appare ancora oggi attuale e valido soprattutto in relazione ai due brani presentati in questo programma: Suites piacevoli, musica da eseguirsi all'aria aperta, ideata per una precisa circostanza, ma non per questo priva di autentica ispirazione e di originalità.
Tra 1715 e 1717 Händel concepì una serie di brani con l'espresso intento di allietare le gite fluviali di re Giorgio I. La successione sempre nuova e modificata delle varie parti diede vita alla Water music che non è dunque composizione unitaria, iniziata e conclusa per una determinata circostanza, ma l’unione di tre ‘blocchi’ di danze e concerti in costante divenire e dipendente da specifiche occasioni esecutive. Il nucleo originario si componeva di due suites - in fa e in re maggiore - la seconda (HWV 349) delle quali, più lunga e articolata, fu composta senza dubbio per la festa navale del 1717; quella in fa maggiore (HWV 348) è forse precedente d'un paio d'anni e riconoscibile nella musica eseguita nel corso della "festa della riconciliazione" sull'acqua del 1715. La terza in sol maggiore (HWV 350) fu invece aggiunta in seguito, verso il 1736, per una circostanza simile, ancorché non sicura né definita. L’esecuzione prevedeva l’inserimento o l’eliminazione di brani secondo la necessità del momento o forse anche la disponibilità degli esecutori e soprattutto il gradimento mostrato dal pubblico. Le suites risultavano così composte da un numero sempre variabile di movimenti in successione mutevole. Soltanto con l’edizione a stampa si cristallizzarono nella forma ora conosciuta, acquisendo tra i brani anche diversi movimenti di concerti.
Pur così cangiante nella struttura, la Water music si presenta dunque come una lunga, deliziosa musica, in cui si fondono danza e concerto, stile francese (alla Lully) e gusto italiano (alla Corelli) e si susseguono momenti grandiosi, dominati da ricchi contrasti di colore orchestrale, ad altri delicati, meditativi, di carattere quasi galante. Tra i vari "numeri" della suite in fa, spiccano la maestosa Ouverture alla francese; l'ampio e brillante trittico Allegro - Andante - Allegro, con la tipica «scrittura a terrazze» dove il discorso è alternato tra il gruppo dei legni (oboi e fagotti), degli ottoni (due corni) e degli archi ed è impostato su una ricorrente figura ritmica a note ribattute, di grande slancio e sonorità; Air, movimento lento con una melodia puntata che si staglia su di un discorso orchestrale compatto, privo di contrasti timbrici. La suite in re maggiore amplia l’organico aggiungendovi le trombe ed accentuando il tono festoso e brillante, quasi in omaggio al gusto inglese esemplificato nel secolo precedente da Blow, Purcell e Clarke, di cui Händel ricostruisce l’eleganza del discorso e la varietà dei toni, ma che ravviva con una potenza espressiva assolutamente personale. L’Allegro iniziale, che riprende un concerto a più strumenti composto nello stesso anno, è seguito dalla celeberrima Hornipipe dalla splendente vivacità sonora, con trombe, corni, legni e archi impegnati in un vivace dialogo ricco di slancio e colore mutuato dagli insegnamenti del veneziano Ziani. Altrettanto interessante il movimento intitolato Lentement sia per la “soffice” ritmica sviluppata all’interno di equilibri sonori perfetti, sia per l’impiego assolutamente originale dei corni considerati interlocutori alla pari degli archi. Un Minuetto maestoso e solenne ribadisce la circostanza regale.
Se le prime due suites fanno ricorso a un organico imponente, in cui prevalgono trombe e corni, la terza impiega i legni ai quali aggiunge gli archi e il continuo rivelando dunque una natura più intima, quasi cameristica, più confacente al divertimento di corte. Anche le danze che la compongono hanno differente stile, decisamente aristocratico (sarabanda, rigaudon, minuetto, giga), sono dominate da un tono di conversazione molto pacato e calate in una soffusa atmosfera notturna e intima. Esemplifica in particolare questo clima il secondo Minuetto in cui i flauti disegnano una melodia d’infinita delicatezza su un altrettanto discreto disegno dei bassi.