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1 AGO 2010
I Solisti di Pavia - Omaggio a Haydn
di Enrico Dindo

Enrico Dindo, direttore

Programma:
Omaggio a Franz Joseph Haydn
Sinfonia n°1 in Re Magg.
Celloconcerto in Re Magg
Sinfonia dei giocattoli Hob II 47
Sinfonia degli addii n° 45


«Haydn, Mozart, Beethoven hanno creato un’arte nuova, le cui origini sono comparse nella metà del diciottesimo secolo» diceva nel 1814 Hoffman, riferendosi a quello che qualche decennio dopo sarebbe stato definito convenzionalmente stile classico e che avrebbe considerato padre naturale proprio Franz Joseph Haydn. Da sempre reputato creatore del quartetto e della sinfonia, Haydn in realtà si muove sulle innovazioni stilistiche affermate durante il 1750 e il 1760 dai sinfonisti tedeschi del nord, dai viennesi, dai milanesi e dai Mannheimer. Elaborando ed esasperando quasi ogni elemento rappresentativo del vecchio stile, i compositori avevano imposto un differente linguaggio in cui forma, dinamiche, timbrica, espressività erano adattati alla nuova considerazione di cui godeva la musica, destinata a circostanze specifiche e all’interno di ambienti deputati per la sua esecuzione, con un dispiego di mezzi più imponente. Assunto stabilmente da Paul Anton Esteráhazy nella cappella musicale di Eisenstadt ai confini con l’Ungheria, feudo di una casata regale, Haydn prende servizio nella reggia di Esterháza, la piccola Versailles costruita dal principe Nikolaus Esterhazy, divenendo il responsabile di tutta la produzione ed esecuzione musicale dal 1761 al 1790. Qui ha modo di sperimentare ogni genere musicale del tempo e di approfondire le strutture in uso. E così nelle sinfonie del primo periodo mira a conseguire potenza drammatica attraverso una severa sensibilità; si compiace talora di spezzare gli schemi ritmici per conseguire un certo effetto, di contrapporre regolarità ed eccentricità, ma il tutto attraverso una fervida immaginazione e la totale padronanza tecnica.
In una successiva fase creativa, precisamente tra il 1768 e il 1772, il compositore dà vita a un differente stile al quale rimane però fedele per poco tempo. Si impegna, ad esempio a comporre sinfonie in tonalità minore attraverso le quali evidenzia un atteggiamento profondamente drammatico ed emotivo. Sono precisamente sette le composizioni con tali caratteristiche e la n. 45 ne è documento esemplare. Pensata in fa diesis minore, palesa una grande varietà tecnica. Il noto programma e l’altrettanto conosciuto episodio legato al movimento finale (durante il quale tutti i musicisti, uno ad uno, abbandonarono gradualmente le loro postazioni), da sempre hanno molto condizionato le reazioni degli ascoltatori e offuscato le proporzioni perfette dei movimenti nonché la condotta esemplare del lavoro nel suo complesso. I primi tre movimenti sono in tre tonalità differenti che si presentano nella stessa successione nel finale (fa diesis minore per il Presto in forma sonata; la maggiore per il successivo Adagio che passa a fa diesis maggiore nelle ultime quaranta battute). Haydn non segue qui gli schemi tonali tradizionali, quindi il lessico armonico più ampio procura forza espressiva maggiore; domina inoltre la strumentazione, non preoccupandosi di usare compattamente e costantemente tutti gli strumenti, ma li impiega spesso a blocchi dando importanza al silenzio. L’organico dell’orchestra che eseguì questa composizione era rimasto sostanzialmente lo stesso rispetto al primo periodo, ma in questo caso si dovette provvedere a costruire nuovi canneggi per i corni per consentire l’esecuzione nella ‘stravagante’ tonalità.
Il concerto per violoncello in re maggiore è tramandato in una copia autografa datata 1783. La tradizione vuole che sia stato composto per Anton Kraft, il primo dei due violoncellisti che lavoravano stabilmente per gli Esterházy, ma dopo la prima esecuzione il concerto ebbe circolazione limitata e stranamente non venne pubblicato che vent’anni dopo. Si tratta in effetti di una composizione strana per l’epoca: il primo movimento Allegro moderato denuncia un procedere faticoso con una serie di sezioni ripetute. L’Adagio in la maggiore è molto più interessante e si compone di tre esposizioni del tema principale separate da episodi che sono ampliamenti e varianti del tema. Il terzo tempo, nella consueta forma di Rondò, appare sobrio e semplice, basato su melodie di breve respiro.
La Sinfonia dei giocattoli (Hob II 47) conosciuta anche come Kindersinfonie per due violini e basso con 7 strumenti giocattolo è tramandata in varie versioni, alcune senza il nome dell’autore, altre attribuite a Michael Haydn (fratello di Franz Joseph) o a Leopold Mozart. Al di là dei problemi di attribuzione, si tratta comunque di una divertentissima pagina musicale, creata secondo gli schemi rigorosi dello stile classico, ma arricchita da un cospicuo numero di effetti naturalistici generati da raganelle, cucù, usignoli, quaglie, sonagli, triangoli, tamburi, glockenspiele che si amalgamano splendidamente ai timbri strumentali tradizionali.