Kazushi Ono, direttore
Natalia Gutman, violoncello
musiche S.Prokof’ev, G.Mahler
Programma:
Sergej Prokof’ev, sinfonia concertante in mi minore per violoncello e orchestra op 125
Gustav Mahler, sinfonia n 1 in re maggiore “Il Titano”
Dopo aver trascorso sedici anni in vagabondaggio tra America e Europa (1918-1934), Sergej Prokof’ev (1891-1953), ritornò in patria dove rimase ancora per diciannove anni. Durante questo periodo consolidò la sua posizione di principale compositore della scuola sovietica e fu ricoperto di onori per lo sviluppo impresso alla musica sovietica. Nel contempo però fu guardato con sospetto per la lunga permanenza all’estero e per i rapporti d’amicizia intessuti con quelle influenze occidentali che il regime considerava nemiche dell’arte socialista. Nel 1948 fu tra i primi bersagli della critica e soltanto nel 1952, all’esecuzione della settima sinfonia, fu riabilitato. In quello stesso anno, ma il 18 febbraio, venne anche eseguita a Mosca la Sinfonia concertante in mi minore per violoncello e orchestra op 125. Interprete ne era Mstislav Rostropovic sotto la direzione di Sviatoslav Richter. La gestazione del brano durò due anni e si basò sul rimaneggiamento di un precedente concerto per violoncello, datato 1938, che non aveva mai convinto totalmente il compositore. Nella nuova veste in tre movimenti (Andante - Allegro giusto - Andante con moto) egli traspone alcuni passaggi solistici significativi che determinano la denominazione di sinfonia-concerto. Il violoncello vi ha rilievo sia nell’aspetto cantabile sia in quello virtuosistico, suggerito soprattutto dal primo interprete con il quale il musicista si consultò.
Gustav Mahler (1860-1911) attivo principalmente come direttore d’orchestra, fu per lungo tempo sottovalutato o non sufficientemente considerato come compositore e solo da pochi decenni si è apprezzata la sua esperienza creativa immersa nel clima del post romanticismo, eppure tesa a segnare la strada alle generazioni successive. Il 20 novembre 1889 completò la rielaborazione della prima sinfonia già terminata a Lipsia l’anno precedente. L’impatto che questa ebbe sul pubblico fu di sorpresa soprattutto a causa del finale che attacca fortissimo e non ha precedenti simili. Si pensò di definirla “poema sinfonico in due parti e cinque movimenti” con tanto di programma; poi invece le si diede il semplice sottotitolo “Titano” motivato da una poesia di Jean Paul Richter alla quale si ispirava; quindi fu pubblicata nel 1897 in quattro movimenti dopo la soppressione di un Andante in seconda posizione e ancora rimaneggiata nel 1903, segno di un profondo travaglio creativo interiore. Scopo programmatico della composizione è simboleggiare l’avventura dell’uomo sulla terra, seguendo la parabola della giovinezza, della maturità, del declino e della morte. Il primo tempo vuole evocare la primavera (Wie ein Naturlaut, come un suono di natura); il secondo è un Ländler indicato Kräftig bewegt (Vigorosamente mosso, ma non troppo presto) con un Trio (Recht gemächlich, molto tranquillo) che appare valzer lento, di estrazione popolare, con effetti inquietanti creati dalle trombe che intendono sottolineare la presenza gioiosa dell’uomo in quel contesto. Il terzo movimento è una marcia funebre grottescamente deformata (Feierlich und gemessen, ohne zu schleppen, Solenne e misurato, senza trascinare), che allude all’inganno, alla dispersione dell’uomo nella natura indifferente pur prendendo le mosse da un infantile tema musicale desunto dalla canzone popolare francese Frère Jacques. L’ultimo movimento (Stürmisch bewegt, Tempestosamente agitato), segue senza soluzione di continuità e si impone per dimensioni e per apparente complessità formale contrapponendosi ai primi tre. Esso contiene anche una nota di trionfante ottimismo, secondo la consuetudine romantica della vittoria contro le forze ostili, all’interno di un discorso musicale elaboratissimo, ricco di ombreggiature e di intrecci polifonici.