• it
Ricerca nel sito
Calendario Eventi
<< < AGO 2010 > >>
DLMMGVS
1
234567
891011121314
15161718192021
22232425262728
293031
1 AGO 2010
Orchestra I Pomeriggi Musicali di Milano - Direttore De Lorenzo
di Giancarlo De Lorenzo

Giancarlo De Lorenzo, direttore
Umberto Clerici, violoncello
musiche F.Mendelssohn, R.Schumann

Programma:
Felix Mendelssohn, La grotta di Fingal op.26, ouverture
Robert Alexander Schumann, Concerto op.29 per violoncello e orchestra
Felix Mendelssohn, Sinfonia n.4 op. 90 (italiana)

La composizione dell’ouverture Le Ebridi (Die Ebriden), conosciuta anche con il titolo di Grotta di Fingal (Fingalshöhle), si attesta al 1829, in concomitanza con una sosta di Mendelssohn nelle isole che lasciarono traccia indelebile nella sua memoria. Il clima malinconico, che aleggia sull’intera composizione, coincide con il suo stato d’animo davanti alla grotta e trova concretezza nella qualità tematica della breve e semplice cellula melodica genetrarice, il cui potere espressivo rimane inalterato nel corso dell’intera composizione, nonostante le varie elaborazioni e variazioni cui viene sottoposta. Ad essa vengono affiancati soggetti autonomi più o meno contrastanti; non manca neppure un secondo tema e una serie di variazioni fortemente modulanti, che rendono il discorso musicale sempre cangiante mai monotono. Per la varietà delle figurazioni ritmiche e melodiche e l‘intensità espressiva l’ouverture ha le dimensioni d’una sinfonia. Ampi rimaneggiamenti portarono a tre differenti rielaborazioni e soltanto nel 1832 il pubblico londinese poté ascoltare la prima esecuzione. Grandi apprezzamenti hanno accompagnato da sempre questa composizione, giudicata da Wagner come «una delle più belle opere musicali che possediamo» che mette in luce la rara vena di «paesaggista di primo ordine» del suo creatore.

Già durante il soggiorno in Inghilterra il giovane Felix cullò l’idea di scrivere una sinfonia «italiana» e l’occasione apparve particolarmente propizia nell’ottobre del 1830 quando il musicista giunse a Venezia. Le belle melodie che incessantemente risuonavano lungo l’intero suo viaggio per la penisola resero la creazione piuttosto complessa e soltanto nel 1833 l’opera poté dirsi pronta per una presentazione pubblica alla Società Filarmonica di Londra. Una pulsazione ritmica percorre ininterrottamente i quattro movimenti che compongono l’op. 90 e coinvolge a turno tutti gli strumenti. Nell’Andante con moto è affidata alla sezione grave degli archi, che si contrappongono a una lunga e delicata melodia affidata ad archi e fiati; nel terzo movimento, Con moto moderato, tocca invece ai fiati ed è evidente soprattutto nella zona centrale. Il quarto tempo è l’unico di autentico influsso italiano: un Saltarello ispirato a danze di fanciulle napoletane. La citazione della danza tuttavia non è diretta, ma mediata e rivissuta, secondo alcuni, con tono malinconico, molto vicino allo spirito inglese. L’Italiana contiene inoltre numerosi elementi inediti che anticipano nuove soluzioni compositive quali - come ha sottolineato Robert Schumann - le sottili varianti nelle ripetizioni dei temi, la genialità particolare dello Scherzo e un carattere eloquente, maestoso. Schumann rimarcava inoltre «l’intima connessione di tutti e quattro i movimenti» evidente soprattutto per l’affinità nella struttura melodica e considerava questa composizione come un efficace «dipinto musicale che, come la descrizione del viaggio in Italia nel Titano di Jean Paul, per un attimo può aver fatto dimenticare a qualcuno la tristezza di non aver visto quella terra benedetta».

Dopo un lungo periodo trascorso a Dresda senza un posto né un riconoscimento ufficiale nel mondo musicale, nel 1850 Schumann decise di accettare l’incarico di Musikdirektor a Düsseldorf. La scelta si rivelò molto felice e coincise con un periodo fecondo e sereno da un punto di vista creativo: tra l’ottobre e il dicembre di quell’anno furono completati il concerto per violoncello e orchestra op. 129 e la sinfonia Renana op. 97. Il concerto lascia trasparire questo clima positivo e mette in piena luce le abilità esecutive del solista, offrendogli varie possibilità di affermazione e apprezzamento. La qualità virtuosistica è estremamente marcata, ma sempre adatta. Passaggi di eccezionale estensione all’interno dei vari registri, contrapposti ad altri più contratti e ridotti a cromatismi, caratterizzano i tre movimenti, rigorosamente concatenati, di cui si compone il concerto. Numerosi collegamenti tematici tra i tempi, felici contrapposizioni negli andamenti e nei colori sono disseminati nel corso dell’intera composizione che si contraddistingue anche per la densità formale e l’estrema concentrazione dei passaggi. Tali peculiarità la stagliano all’interno del repertorio violoncellistico, distanziandola dai coevi pezzi di maniera, esclusivamente volti a mettere in luce le doti virtuosistiche e brillanti del solista, e ponendola come punto di riferimento per la produzione della seconda metà del xix secolo.