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1 AGO 2010
Orchestra I Pomeriggi musicali di Milano - Direttore Manacorda
di Antonello Manacorda

Antonello Manacorda, direttore
Lisa Larsonn, soprano
Stefano Ferrari, tenore
Stephan Loges, baritono
musiche Haydn

Programma:
Franz Joseph Haydn, La Creazione, oratorio per soli, coro e orchestra


Ormai all’apice della carriera e della notorietà, Joseph Haydn (1732-1809) tra il 1796 e il 1798 si dedica alla composizione de La creazione, primo dei due imponenti oratori (il secondo è Le stagioni) nei quali immette l’organico più ampio fino a quel momento utilizzato e sperimenta soluzioni formali e armoniche d’avanguardia. Punto di rifermento e di emulazione l’oratorio di Haendel all’interno del quale immette la pluridecennale esperienza maturata come compositore di sinfonie, quartetti e opere.

Ideato contemporaneamente in tedesco e in inglese, fu eseguito per la prima volta in tedesco, a Vienna, ma per il grande successo tradotto quasi subito in molte lingue tra cui l’italiano. Non si conosce con precisione l’origine del libretto anche perché attorno ad esso nacquero aneddoti e pettegolezzi. Il testo è un racconto della creazione dell’universo in cui si fondono elementi descrittivi, narrativi ed encomiastici tratti dalla Genesi, dal Paradiso perduto di Milton e dai Salmi. Haydn stesso ebbe a dire di non aver provato mai tanta devozione come nel periodo in cui aveva lavorato alla Creazione e sintetizzò così la sua opera: «parlano gli angeli e raccontano di Dio». La narrazione è divisa in tre parti: la prima e la seconda descrivono le sei giornate della creazione attraverso varie forme musicali - che coincidono con i momenti nettamente distinti di narrazione, commento e lode - e uno stile eterogeneo. Un recitativo annunzia l’inizio di un nuovo giorno e a seguire recitativi accompagnati e/o arie evocano gli avvenimenti più suggestivi (la creazione della luce, la tempesta, il vento e la pioggia del secondo giorno; il sole, la luna e le stelle del quarto giorno; gli animali acquatici e terrestri del quinto giorno); infine viene impiegato un coro per la lode e il ringraziamento finale. La terza parte è la descrizione del settimo giorno, quello del riposo, ed è ambientata nel giardino dell’Eden. Qui sono impiegate prevalentemente arie, duetti e cori per rendere la spensierata esistenza di Adamo ed Eva (basso e soprano) e per inneggiare all’intero creato.

Le arie sono di ampie dimensioni e presentano la fusione tra momenti di contemplazione e di descrittivismo (Roaming in foaming billows, Vagando fra onde spumeggianti; With verdure clad the fields appear I campi appaiono rigogliosi; On mighty pens Con forti piume dove il canto dell’allodola della colomba e dell’usignolo risulta perfettamente adatto a un virtuosismo quasi operistico; In native worth and honour clad Circonfuso di gloria e rispetto). Gli stili vocali impiegati sono molto vari: una sintesi fra canzonetta inglese e aria d’opera è presente in With verdure; il belcanto e melodie popolari si scorgono in In native worth; elementi tratti dal Singspiel si rintracciano anche nella terza parte, che da sempre ha presentato molti problemi di ascolto. Nella prima e seconda sezione non ci sono duetti e i tre narratori appaiono insieme solo in tre occasioni: molto fugacemente in funzione di contrasto sonoro nel coro finale della prima parte; nel momento conclusivo, grandioso, The heavens are telling, per descrivere la terra, il cielo e il mare; infine come vasto interludio fra i due cori che chiudono la seconda parte. Nella terza parte i momenti d’assieme e soprattutto lo scambio tra gruppi vocali diversi rivestono un considerevole ruolo: ad esempio nel primo duetto di Adamo ed Eva il coro interviene con sommesse parole di lode sottolineate da un ritmo puntato dei fiati e poi dei timpani; la scena successiva – Allegretto - evoca una visione più concreta delle meraviglie dell’universo in quanto il coro riflette e riassume il punti di vista di Adamo e Eva; il coro finale produce un imponente effetto. Significative per la loro immediatezza descrittiva alcune sezioni strumentali, che talora anticipano, secondo una prassi ricorrente nell’opera italiana, quelle vocali: l’imitazione del ruggito del leone; il balzo della tigre, il cervo, le mandrie e le greggi, gli insetti e i vermi.

Haydn padroneggia in modo completo la forma e lo spirito oratoriale, si avvale di una scrittura libera molto varia e efficace ed enfatizza le possibilità descrittive di alcuni passi, come già aveva fatto in alcune sinfonie (Le matin, Le soir, l’orologio). In tal senso i più riusciti appaiono i passaggi nei quali vengono appunto descritti animali o eventi atmosferici (secondo una tradizione di lunga data che aveva trovato negli oratori haendeliani un luogo privilegiato di applicazione). Secondo alcuni esegeti, inoltre, la mancanza di caratterizzazione umana (i tre arcangeli sono infatti narratori astratti) accentuerebbe l’ottimo esito compositivo. La novità musicale più rilevante è senza dubbio l’uso massiccio del coro in varie guise, dallo stile di mottetto alla scrittura corale, in parte ricordando Haendel. Le dimensioni dell’orchestra derivano dalla tradizione viennese e nel contempo riflettono l’esperienza del compositore maturata con l’ascolto delle esecuzioni haendeliane a Londra. Anche da un punto di vista armonico, l’oratorio esplora le possibilità più ampie: dal diatonismo al cromatismo più audace impiegato in modo sapiente, ad esempio, per rappresentare il caos, quando «nulla ha ancora preso forma» e che ha fatto accostare la scrittura haydniana a quella del Tristan und Isolde di Wagner .