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1 AGO 2010
Amleto

di e con Lella Costa

un'opera di William Shakespeare
durata 3 ore circa
di e con Lella Costa
regia Giorgio Gallione
regia Giorgio Gallione
di Lella Costa, Giorgio Gallione, Massimo Cirri
musiche Stefano Bollani
costumi Antonio Marras
scene Giudo Fiorato
luci Marco Elia
service tecnico Coriolano Music Service
assistente scenografa Lorenza Gioberti
assistente alla regia Giulio Costa

durata 2 ore circa compreso intervallo

Da tempo Lella Costa, raffinata attrice teatrale e radiofonica, collabora alla realizzazione dei propri spettacoli anche come autrice, infondendo nei propri lavori teatrali quella rara capacità di analisi e riflessione permeata da uno sguardo sempre ironico e pungente: così è stato con Adlib (1987) fino all’ultima fatica Alice. Una meraviglia di paese.
Il lavoro sul testo originale di Amleto lo ha svolto insieme a Massimo Cirri (psicologo, conduttore radiofonico, autore teatrale) e Giorgio Gallione, regista dello spettacolo. Quest’ultimo ha voluto ripercorrere le vicende narrate dal Bardo perché la storia di Amleto racchiude in sé molte vite, è una “grande enciclopedia del narrabile che contiene la radice di tutte le storie umane”. Una figura, quella del protagonista, che viene analizzata e riscritta, a partire da Shakespeare fino alla contemporaneità, come acuta e melanconica, armata di una follia simulata e di una spasmodica ricerca della verità.
Lella Costa è la narratrice del testo. E’ come una guida, ci conduce tra i suoi meandri sottolineandone i significati ma non risparmiando collegamenti con l’attualità. La strada principale, costellata di dubbi e incertezze, è ovviamente l’uccisione del padre di Amleto, re di Danimarca, e la vendetta contro lo zio usurpatore-omicida e contro la madre colpevole di aver sposato il proprio cognato. Un tragitto impervio, tra duelli, avvelenamenti e suicidi che porta dritto ad una meta insanguinata.
Dentro a questo percorso un po’ vorticoso, l’attrice trova la possibilità di fermarsi per riflettere sul presente. Sul “nostro” mondo, che vive un sacco di contraddizioni, specialmente nel rapporto reciproco fra le persone che lo abitano. E riesce a dimostrare che in un’opera così densa c’è già tutta la storia dell’ universo umano, a partire dal figlio vendicatore fino alla strage finale. Lo spettacolo è pervaso dall’inizio alla fine da quella contrapposizione tragicomica di matrice shakespeariana. Lella Costa cambia spesso registro, delineando con precisione i caratteri dei personaggi. Con estrema leggerezza recita i versi di Amleto alternandoli a riflessioni ironiche. Il monologo “essere o non essere”, ad esempio, che non è altro che una delle possibili manifestazioni del dubbio incontrato quotidianamente nelle situazioni più ricorrenti, viene raccontato anche in tutte le possibili variazioni, a partire dalle cosmicomiche di Italo Calvino in poi e nelle variegate modalità in cui è stato pronunciato a teatro. La follia di Ofelia, vista in una prospettiva femminile, viene narrata nella forma di un dolore manifestato, che causa un isolamento dal resto del mondo. Nella morte imminente di ventimila uomini, che combattono per un palmo di terra che non basterà nemmeno a seppellirli, si legge tutta l’attualità del terribile destino di popoli che si confrontano con la guerra.
Dentro ad una scenografia semplice, di legno e terra, con uno sfondo di teli in chiaroscuro, che bastano ad evocare le atmosfere del testo originale insieme ad una musica sottile ed appropriata composta da Stefano Bollani, Lella Costa si destreggia con rapidità di parola, trasforma la tragedia in una riflessione seria, a tratti divertente, entro un modo di fare teatro che deve ostinatamente coltivare le emozioni.

TRAMA

Amleto è un personaggio che racchiude politica, amore, violenza, follia, pace e guerra. Figura a dir poco leggendaria, conosciuta già in epoche arcaiche, è “radice di tutte le storie umane”. Un giovane che, armato di simulata pazzia, vive alla ricerca della verità.
Questo il punto di partenza di Lella Costa per il suo nuovo spettacolo, un’occasione per guardare al passato e al presente, con l’inesauribile magia del raccontare, vera essenza del teatro,  ci accompagna in un viaggio di parole e pensieri che ancora ci riguardano e ci emozionano. Accompagnata dalle musiche di Stefano Bollani racconta della pazzia e della vendetta, trasformandosi in tutti i personaggi, calandosi nella prospettiva femminile di Ofelia, interpretando Orazio, Polonio e anche altri protagonisti della scena shakespeariana, passando dall’ironia all’intensità drammatica.