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1 AGO 2010
Gomorra

di Roberto Saviano e Mario Gelardi


PAVIA PER SAVIANO
La Fondazione Teatro Fraschini, per volontà del Consiglio d'Amministrazione, ha scelto di programmare, nella Stagione Teatrale 2008-2009, lo spettacolo Gomorra, ispirato all'ormai celeberrimo testo di Roberto Saviano, dal quale è stato anche tratto un film, premiato al Festival di Cannes e che ha ricevuto la nomination agli Oscar.

E' di dominio pubblico che l'autore, minacciato dalla camorra, vive isolato sotto scorta, ed è pronto a lasciare l'Italia.

Antonio Sacchi, Vice Presidente Vicario della Fondazione, esprime il più convinto sostegno a Roberto Saviano ed invita gli amministratori pubblici, gli esponenti della cultura, i docenti dell'Università, il mondo della scuola, i giovani e gli anziani, tutti i cittadini, a sottoscrivere l'appello di solidarietà "Pavia per Saviano".

Per aderire, potete sottoscrivere l'apposito modulo per la raccolta di firme, oppure utlizzare le pagine del quotidiano "La Provincia Pavese" o il sito internet del fraschini, inviando una mail a fraschini@comune.pv.it.

Messaggi pervenuti all'indirizzo email del Teatro Fraschini fraschini@comune.pv.it

*aderiamo:
Alessandro Caiani, Valentina Caiani, Marco Caiani, Ivana Moretto, Guglielmo Caiani, Valentina Cani*

*Sottoscriviamo l'appello di solidarietà "Pavia per Saviano"
Angelo Buizza, Paola Avanzini*

Raccolta di firme

Dalla galleria multimediale a destra è possibile accedere alla copia digitale della raccolta di firme effettuata dal Teatro Fraschini presso il suo pubblico (14 pagine per un totale di 303 sottoscriventi).



Note spettacolo:

Uno spettacolo tratto dall’omonimo romanzo di Roberto Saviano (Arnoldo Mondadori Editore) e da un’idea di Ivan Castiglione e Mario Gelardi  
di Roberto Saviano e Mario Gelardi
una produzione del "Mercadante Teatro Stabile di Napoli"
regia Mario Gelardi
con Ivan Castiglione, Francesco Di Leva, Antonio Ianniello,
Giuseppe Miale di Mauro, Adriano Pantaleo
e con la partecipazione straordinaria di Ernesto Mahieux
scene Roberto Crea
costumi Roberta Nicodemo
musiche Francesco Forni

TRAMA

Tratto dal romanzo Gomorra di Roberto Saviano, successo editoriale delle passate stagioni, racconta le vicende illegali metropolitane di un gruppo di malavitosi campani. Imboscati tra impalcature metalliche e resti in cemento, luoghi del degrado e della sporcizia, non solo fisica, i cinque protagonisti,il killer, il laureato, lo stakeholder, il corriere, il sarto si rivelano in tutta la loro brutalità, cinica e in parte grottesca, con sprazzi di comicità che avvicinano lo spirito poliziesco dell’opera agli echi della commedia all’italiana. Una visione arcaica della camorra viene di colpo cancellata per lasciare posto a dinamiche estremamente attuali: sono uomini cresciuti nel mito del denaro, del sesso, droga e successo. E’ uno spaccato vitale ed appassionato del nostro vissuto contemporaneo, nel qualedinamiche contraddittorie esplodono in un conflitto che non riesce mai a trovare tregua.

Non fatevi strappare la vostra terra da nessuno. La terra è vostra, di chi la ama e di chi la tutela. Non di chi la rapina. Verità e potere non coincidono mai.

La cronaca di Gomorra  ritrova  in sé momenti di soddisfazione e di amarezza. Il libro è diventato un caso editoriale, con milioni di copie vendute nel mondo. Il film di Matteo Garrone è balzato agli onori della cronaca dopo il premio a Cannes ed ora è partito alla conquista dell’Oscar. L’autore, oggi minacciato dalla camorra,  vive sotto scorta, isolato, pronto a lasciare l’Italia. Una sentenza del Tribunale di Napoli ha condannato il clan dei casalesi e tra gli arrestati figura anche uno degli interpreti del film. Realtà e finzione si fondono inesorabilmente accrescendo la temperatura in una vicenda che è nel nostro presente.
Ma la storia dello spettacolo inizia qualche anno prima di tutto questo: Mario Gelardi, quello che sarebbe diventato il regista della versione teatrale, si stava occupando di un caso orribile, una ragazzina che servì da scudo umano durante una sparatoria di clan mafiosi, quando trovò in rete un articolo di Saviano sull’accaduto. Colpito dalla forza e dalla precisione del racconto giornalistico, si mise in contatto con Saviano e ne divenne subito amico. Lo scrittore stava iniziando ad abbozzare il romanzo e Gelardi lesse i primi passaggi: insieme decisero di scrivere il testo teatrale. La prima difficoltà da superare era la trasformazione del libro in materiale drammaturgico. La scelta è stata quella di individuare, nella complessa rete di situazioni, cinque storie, cinque personaggi: Don Pasquale il sarto (Ernesto Mahieux, protagonista del film di Matteo Garrone L’imbalsamatore), Mariano dei kalashnikov, Pikachu lo spacciatore, Kitkat il corriere della droga, Stakeholder (ovvero colui che è indispensabile) il laureato bocconiano esperto nel riciclo di rifiuti tossici.  Storie legate da quella dello stesso Saviano, che le unisce tutte attraverso la figura di Roberto il giornalista.
In un sobborgo metropolitano, forse un cantiere portuale, si muovono i protagonisti. La tensione cresce perché sono stati erroneamente aperti dei container che dovevano avere al loro interno della merce, e invece spuntano corpi congelati di cinesi. E’ una guerra imprenditoriale sotterranea: i prodotti importati dalla Cina costano meno dei prodotti realizzati dai cinesi in Italia.  Don Pasquale, braccio operativo degli stilisti più rinomati, è costretto ad impartire lezioni di cucito agli orientali che vogliono realizzare capi d’alta moda, e lo deve fare di nascosto, con il rischio concreto di essere fatto fuori, trasportato per sicurezza in un bagagliaio, insegnando con un traduttore al fianco. Mentre svolge il suo compito, Mariano e Pikachu sono davanti alla televisione: è in onda la premiazione agli Oscar. Pasquale rimane stupito e quasi mortificato perchè un vestito della cerimonia, che egli riconosce all’istante come un suo capo di abbigliamento, è indossato dall’attrice Angelina Jolie. Questo fatto lo fa sentire sempre più solo e ignaro di ciò che accade intorno: per dare il buon esempio ai figli e non arrendersi alle ingiustizie decide a malincuore di abbandonare una professione che ama e che lo ha sempre inorgoglito, diventando un semplice trasportatore. Poi salta fuori la  soddisfazione di sparare: Roberto racconta di aver imparato a sparare dal padre, mentre Pikachu esprime tutta la sua soddisfazione in quell’atto che gli sembra la cosa più eccitante al mondo, con crudo cinismo descrive minuziosamente le reazioni provocate dal proiettile nelle parti del corpo umano, Mariano si immerge in un delirio di esaltazione per aver usato la prima volta il kalashnichov. Tra le giovani vite allo sbando c’è quella  esaltata di Kitkat che si sente invincibile quando racconta di come sfuggire alla polizia o quando indossa un giubbotto antiproiettile. Prima accetta di cambiare lavoro trasformandosi in  trasportatore di rifiuti contaminati, poi in rapinatore di coppiette. Su tutti incombe il mito della droga, del successo e del denaro. Il denaro che Mariano sogna di fare con il commercio dell’acqua del rubinetto venduta a caro prezzo ad una umanità assetata, quello ottenuto col commercio dei rifiuti che sono per Stakeholder pura “merce”, “oro” guadagnato attraverso lo smaltimento delle polveri milanesi, dei fazzoletti usati nelle stalle emiliane, dei toner toscani.
Uno spettacolo limpido, senza alcuna metafora,  essenziale ed implacabile come una sventagliata di mitragliatrice. Alla fine le strutture sceniche si frantumano, dalle macerie di una città degradata che non si capisce se è sul punto di sprofondare o rialzarsi, emergono tracce di una tradizione popolare sacra e profana. Su tutto aleggia il senso di morte: quella dei 3700 morti ammazzati  a partire dal 1979. Così risuonano ancora più forti le parole finali del giornalista: ” vita e morte non sono la stessa cosa, fino al termine della notte io proseguirò questo viaggio, non datevi pace”, monito alla società civile per non soccombere davanti alla criminalità organizzata.