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5 FEB 2012
Il dubbio


di Sergio Castellitto

Cherestanì Produzioni
scritto da John Patrick Shanley
regia di Sergio Castellitto
con Stefano Accorsi, Lucilla Morlacchi, Alice Bachi, N. Kibout.


John Patrick Shanley pubblica Il dubbio nel 2004, testo da camera premiato con il Pulitzer 2005.
Bronx, 1964. Su Padre Flynn, prete cattolico, si posa l’ombra di un sospetto:  viene accusato di aver molestato un bambino di colore. Il sacerdote si scontra  in modo appassionato con la sua accusatrice, la Direttrice della Scuola Parrocchiale, Suor Aloisia, che ne chiederà l’allontanamento. Testimone involontaria  è stata la giovane insegnante Suor James, che ha colto il ragazzo all’uscita di un incontro con Padre Flynn. Inizia un gioco al massacro che non lascia escluso il pubblico, il quale diventa, per il perfetto incastro teatrale, parte attiva della pièce, prendendo le parti dell’uno o dell’altra alternativamente come se si trasformasse in tribunale popolare. Un testo, Il dubbio, che non è ideologico e nemmeno anticlericale: è un combattimento che prende a pretesto il confronto tra le coscienze di tre religiosi, e che mette in gioco l’intelletto: uno scritto che nasce, non a caso, dopo il crollo delle Torri Gemelle, per descrivere un momento storico di grande fermento, in un’America che ha perduto molte certezze all’indomani dell’uccisione di J.F. Kennedy, e si interroga, tra le altre, su molte problematiche: la libertà, l’emancipazione femminile, i diritti umani.

Padre Flynn risulta la vittima del sospetto, incarnato dalla figura della madre superiora dell’istituto. Il dubbio di una colpa si materializza quando il ragazzino, sorpreso a bere il vino dal calice della Messa, viene palesemente protetto dall’insegnante, in contrasto con l’atteggiamento della suora, severa e ferma nel suo intento accusatorio. La donna alla fine sarà costretta ad ammettere di non possedere alcuna prova, ma di aver seguito solamente le  proprie convinzioni pregiudiziali.  E’ sola nella sua lotta, vengono messi in discussione i metodi di insegnamento, nella contrapposizione tra antico autoritarismo e  civile dialettica.  Mentre la giovane Suor James, insegnante appassionata, vive a malincuore l’accaduto, essendo una ammiratrice del sacerdote, la madre del ragazzo difenderà il prete, apprezzando l’attenzione che un adulto bianco ha nei confronti di un giovane di colore.
Stefano Accorsi, golden boy del cinema italiano, torna a teatro dopo alcuni anni, (era tra gli interpreti di Naja) e affronta questo personaggio dopo aver pensato ai tanti preti che ha conosciuto, in particolare quelli che fanno sermoni bellissimi, mostrandone il lato più umano e sensibile, senza rimanere ingabbiato nell’abito talare.
Lucilla Morlacchi è monumentale nel ruolo strepitoso della suora spinta dal risentimento, grifagna e rabbiosa, ruolo impietoso condotto con intensità a fil di voce, con mille sfumature che vanno dalla tenacia alla fragilità. Questo personaggio rappresenta una donna tutta d’un pezzo con una mente acuta imprigionata tra le sbarre dell’odio e del risentimento, insofferente verso  la freschezza e la positività del giovane sacerdote.
L’adattamento del testo è di Margaret Mazzantini, il regista Sergio Castellitto ha fatto una scelta spettacolare  per ricchezza e luminosità: ha costruito uno spettacolo di cambi a vista con oggetti e simboli imponenti, accenni musicali emozionanti tratti dalle canzoni di Bob Dylan: l’effetto complessivo che ci viene restituito è di respiro cinematografico.
Lo spettatore resta in bilico tra la presunzione di innocenza e il sospetto di colpevolezza. Se in questo momento  l’umanità pare essere certa di tutto, è confortante assistere ad una storia basata sul “porsi delle domande a cui è difficile rispondere”, sospensioni che ci obbligano ai cambiamenti e all’azione, ovvero a rimettere in gioco la vita.