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1 AGO 2010
Macbeth

di Gabriele Lavia

un'opera di William Shakespeare
regia Gabriele Lavia
compagnia/produzione Compagnia Lavia Anagni
cast Gabriele Lavia

TRAMA

MacBeth è tra i drammi più conosciuti di William Shakespeare, nonché la tragedia più breve. Spesso considerata come archetipica, il dramma descrive i pericoli della brama di potere e il tradimento degli amici. Per la trama Shakespeare si ispirò liberamente al resoconto storico del re MacBeth di Scozia di Raphael Holinshed e quello del filosofo scozzese Hector Boece”. Le parole del Bardo rivivono oggi nell’interpretazione di Gabriele Lavia.


Macbeth (1605 - 1606), tragedia in cinque atti, si colloco storicamente durante il regno di Giacomo I. La vicenda si riferisce all’ambizioso generale scozzese che agisce  compiendo le azioni più efferate per accaparrarsi il trono, punito per il sangue versato con la morte della moglie impazzita e con la sua stessa morte. Personaggio emblematico che desidera la propria affermazione ad ogni costo e che, pur tra  mille incertezze ed ansie, diviene vittima del proprio piano. La scrittura shakespeariana amplifica efficacemente questo gorgo nel quale precipitano i due coniugi: atmosfere tetre e sanguinarie, sete di potere, ambizione e ambiguità rivivono nelle vicende di Macbeth e di sua moglie (spietata all’inverosimile),  personaggi dominati dal male e da pensieri bestiali, che agitano incessantemente le loro anime. Il Bardo  intuì, quando scrisse questo dramma, uno degli aspetti più inquietanti della natura umana: quando essa si imbatte nel male, non sa quello che fa. A Thomas Middleton si deve probabilmente l’inserimento di alcune scene, tra cui quella delle streghe, tipiche figure della tradizione nordica, considerate la forza propulsiva dell’opera.

Macbeth, barone di Glamis e generale dell'esercito di Duncan, re di Scozia, ha conquistato gran fama dopo aver sconfitto l'esercito norvegese a fianco del suo caro amico Banquo. Al ritorno dal campo di battaglia tre streghe rivelano le profezie sul loro futuro: Macbeth diventerà conte di Cawdor e poi Re di Scozia, mentre Banquo non diverrà Re ma ne genererà. Con l’arrivo di messaggeri di re Duncan, si scopre che Macbeth  è stato nominato conte per il grande coraggio mostrato in battaglia.
Re Duncan e altri nobili vengono ospitati al castello di Macbeth e di sua moglie, Lady Macbeth. Macbeth riflette a lungo sul suo destino e si chiede se sia il caso di agire prima che si compia, uccidendo Re Duncan, cui è sempre stato fedele. Dopo numerosi dubbi viene infine spinto dalla Lady a compiere questo atto estremamente sacrilego (regicidio e violazione dell'incolumità dell’ospite), facendo ricadere la colpa materiale sulle due guardie del Re.
Macbeh, dissimulando, fa credere di aver ucciso le guardie colpevoli dell’assassino. I figli di Duncan scappano in Inghilterra e vengono ritenuti quindi i mandanti dell'assassinio. Macbeth comincia a preoccuparsi di Banquo, testimone delle profezie delle streghe e secondo queste padre del futuro Re. Decide quindi di sbarazzarsi anche di lui e di suo figlio; macchiandosi così di un secondo delitto è ormai prigioniero di un ciclo di omicidi che ipoteticamente non avrebbe mai fine.
 Il fantasma di Banquo si manifesta e tormenta Macbeth. Quest'ultimo decide di recarsi nuovamente dalle streghe che gli rivelano tre importantissime cose: in primo luogo esse rivelano che non può essere ucciso da nessun uomo nato da donna, che non deve temere fino a quando il bosco di Birnam non si muoverà verso la collina di Dunsinane e infine che deve stare attento a Macduff.
Nel frattempo gli altri signori di Scozia hanno capito l'inganno e si coalizzano per muovere guerra al Re. La famiglia di Macduff cade però preda della follia omicida di Macbeth.
Inizialmente, Macbeth non è assolutamente preoccupato dai suoi nemici. Sa infatti di essere invulnerabile. Egli è però ormai stanco di vivere e addirittura, quando la moglie si suicida in preda alla pazzia non mostra alcun dispiacere. Dopo che l'esercito inglese ha praticamente sbaragliato quello reale (il bosco di Birnam si muove verso Dusinane con un effetto ottico: i soldati reggono in mano dei rami in modo da confondere i nemici) si trova di fronte Macduff. Macbeth crede fermamente di non poter essere sconfitto, dato che secondo le streghe nessun uomo nato da donna può farlo, ma Macduff gli rivela di essere stato strappato prematuramente al grembo materno.
La battaglia è quindi vinta da Macduff e la tragedia si conclude con quest'ultimo, che, ottenuta la vendetta, consegna la testa di Macbeth al nuovo re di Scozia: Malcolm, figlio di re Duncan.

Macbeth è considerata la tragedia più cruenta scritta William Shakespeare. A interpretarla e dirigerla è Gabriele Lavia, già protagonista del testo shakespeariano nel 1987.
Prima di lui, il fascino di questo personaggio, che rappresenta l’aspetto insondabile e misterioso della coscienza umana, ha colpito attori e registi in tutto l’arco del  Novecento: tra gli altri ne hanno riscritto la vicenda  Eugène Ionesco , Giovanni Testori, Orson Welles e Roman Polanski.
Per il ruolo della sanguinaria moglie Lavia ha scelto Giovanna Di Rauso, giovane attrice Premio Hystrio “Giovani talenti” nel 1999 e segnalata nella terna degli Olimpici del Teatro 2007 come miglior attrice non protagonista.

Macbeth è la tragedia del tempo umano, lineare; il tempo di una esistenza fatta di “Domani…domani…domani” E’ un tempo fatto di paura. E’ la tragedia del tempo di un Uomo Nuovo condannato al “fare” per “potersi fare”. Re o altro ha poca importanza. Un uomo condannato alla paura di perdere ciò che ha raggiunto col suo “fare” e che vive nella ambigua incertezza di essere qualcosa e non essere mai nulla con certezza. Questo Uomo Nuovo non è portatore di un nuovo modello di realtà, ma il dubbioso interprete di una soggettività in pezzi, pieno di nostalgia per una ontologia smarrita per sempre. “C’è stato un tempo in cui..” dice Macbeth sulla Scena che non è più il Senso dentro cui agire e che non ha più Senso. Il palcoscenico della storia è andato in pezzi e l’Uomo –Attore sulla scena del mondo recita la sua vita come “la favola scritta da un’idiota. Non significa nulla”. Se tutti i riferimenti e i fondamenti sono caduti, tutti i significati e i sensi si vanificano nelle parole vuote di un delirio di pazzi. (Gabriele Lavia)