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1 AGO 2010
Pensaci Giacomino
di Enzo Vetrano e Stefano RandisiTeatro Stabile di Sardegna / Diablogues
di Luigi Pirandello
regia Enzo Vetrano e Stefano Randisi

Pensaci, Giacomino!
fu scritto in siciliano nel 1916 (quella in italiano è datata 1917) sulla base di un racconto precedente, pubblicato sul Corriere della Sera (1910). Fu il primo copione per una compagnia teatrale professionista, quella del grande capocomico Angelo Musco, e il primo successo commerciale. Sulla famiglia perbenista si scoperchia con sorriso divertito una nuova  visione delle cose, caratterizzata da tumultuose relazioni. La commedia vede al centro di tutto un personaggio, il professore Toti , che affronta la situazione  con coraggio e determinazione senza mascherarsi dietro un ruolo sociale.

L’anziano professor Toti, insegnante in un ginnasio di provincia, vuole vendicarsi dello Stato che per anni lo ha malpagato: decide quindi di sposare una ragazza giovanissima per lasciarle la sua pensione. La trova in Lillina, figlia del bidello. Scopre che la giovane è incinta di un suo ex allievo, Giacomino Delisi, ma non si lascia condizionare, anzi è felice di accollarsi anche il sostentamento del bambino. La ragazza, cacciata di casa, viene accolta dal Professore a braccia aperte. Per qualche anno quest’ultimo permette alla giovane e al suo amante Giacomino di incontrarsi nella sua casa, trova al ragazzo una occupazione in banca, fa da nonno al bimbo. Conquista una certa felicità creando una famiglia fatta a suo modo. La vicenda di questo strano menage arriva però sulla bocca di molti ipocriti benpensanti, suscitando reazioni di disappunto;  al padre naturale saltano i nervi, comincia a disertare la casa del professore, perchè vorrebbe avere una vita normale, sostenendo di voler sposare un’altra ragazza.  La giovane madre è consumata dal dolore. Si scopre che si è intromesso nella vicenda un prete, tal padre Landolina, il quale, subdolamente, tramando con la sorella di Giacomino, lo ha fidanzato con una giovane orfana per liberarlo dalla condizione immorale. Il professore, spinto da un moto di giustizia mette Giacomino di fronte alle sue responsabilità di padre e di innamorato.

Lo spettacolo nasce dalla simbiosi artistica di Stefano Randisi e Enzo Vetrano co-registi e co-interpreti. I due attori palermitani pongono l’attenzione sul tema della famiglia, sugli squilibri che possono verificarsi al suo interno, tessendo un ideale filo di congiunzione  tra testo e nostra attualità familiare. Lo spettacolo esalta un testo anticonformista, mette in luce a fondo l’opera,  l’ossessione che lo pervade, il groviglio inestricabile di ingranaggi psichici: ne esce un Pirandello più umano e contemporaneo, in una versione integrata con brani in siciliano.

Vetrano e Randisi interpretano i ruoli che nella commedia si scontrano: il professor Toti, intellettuale pronto a combattere per la causa e padre Lanolina, subdolo orditore che vuole ricondurre la situazione all’ordine costituito. Il primo caratterizza il protagonista con scatti meccanici e sguardi accattivanti, il secondo riesce a velare di rigido moralismo un prete tutto sorrisi e smancerie. Emerge sempre quel senso di ambiguità e dubbio, in una atmosfera di sospensione che rende grottesco il copione: sarà veramente un sano atteggiamento paterno quello di Toti oppure dietro quell’aria di protezione si nasconde un che di torbido e inconfessato?

Nell’insieme l’allestimento riesce a far sentire un senso profondo di genuinità tipico di un teatro  che si fa popolare, rituale e a tratti melodrammatico, in questa occasione impreziosito da un complesso di attori che si muove con scioltezza, ritmo e capacità mimica, entro una scena disseminata di banchi, di kantoriana memoria.  Vetrano-Randisi trattano Pirandello con confidenza e lasciando intravedere  tutte le peculiarità di finezza dell’autore,  infondono a questa storia a lieto fine un senso inesorabilmente universale.