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1 AGO 2010
San Sivestro & Capodanno - Il giorno della tartaruga

di Garinei e Giovannini

Commedia musicale di Garinei e Giovannini
scritta con Franciosa e Magni
regia Saverio Marconi
musiche di Rascel
con Chiara Noschese e Christian Ginepro
e con Elia Bonin, Roberto Colombo, Chiara Costanzi, Eugenio Dura, Giuseppe Galizia, Fabio Monti, Stefania Pacifico, Anna Maria Schiattarella
scene Gabriele Moreschi
costumi Zaira de Vincentiis
direzione musicale Giovanni Monti
coreografie Fabrizio Angelini
disegno luci Valerio Tiberi
disegno fonico Giuseppe Barresi
produzione Michele Renzullo
comunicazione Massimo Zenobi

SCHEDA

Un omaggio a Pietro Garinei e Sandro Giovannini che scrissero e realizzarono questa commedia per la prima volta nel 1964;  insieme a loro figuravano come autori anche Massimo Franciosa e Gigi Magni, sceneggiatori e registi cinematografici (tra i molti film scritti dal primo ricordiamo Poveri ma belli, dal secondo In nome del Papa re e Nell’anno del Signore), Renato Rascel, compositore ed autore delle canzoni (a sua volta interprete principale della prima edizione insieme a Delia Scala).

Questo nuovo allestimento, forse il primo ricordo a due anni dalla scomparsa di Pietro Garinei (Giovannini ci ha prematuramente lasciato nel lontano 1977) nasce per volontà, oltre che della Compagnia della Rancia (che già nel 1992 ne aveva  fatto una sua versione con Maria Laura Baccarini e Fabio Ferrari) anche dello storico Teatro Sistina, anima della commedia musicale italiana. Lo spettacolo era nato come sempre dal genio della ditta G&G (le iniziali dei due autori) ma questa volta con un brivido ed una scommessa in più: si trattava di un musical differente dagli altri, definito “ da camera” proprio per un cast limitato a due attori (che interpretano con scioltezza ed eclettismo più personaggi) e un piccolo gruppo di ballerini-solisti. Un bell’azzardo se si pensa all’abitudine, tra gli anni ’50 e ’60, di inventare riviste musicali faraoniche impreziosite da una gran quantità di  attori, ballerini, insomma grandi spettacoli che non badavano a spese per ricchezza e varietà di scene e costumi. Garinei & Giovannini allora videro giusto, la commedia fu campione d’incassi, con una calorosa accoglienza di pubblico; gli  attori Rascel e Scala, all’epoca popolari come non mai,  tenevano la scena per due ore ininterrottamente.

I personaggi principali della vicenda, che agiscono nel presente, sono Maria e Lorenzo, una coppia di giovani sposi che, come spesso accade, litigano senza tregua per stupide futilità. Nella loro routine si inserisce  una serie di flashback popolati da altri personaggi: il fraticello romanesco, la mamma romagnola,  e l’ingegnosa macchina teatrale permette di catapultarli in  una casa d’aste, in una camera d’albergo, nel ristorante della suocera. La tartaruga, animaletto domestico di casa, riceve le confidenze ed i patemi dei due coniugi; è anche una presenza simbolica, essendo incapace di sbarazzarsi della sua abitazione, così come i nostri protagonisti, che pur battibeccando in continuazione, tornano sempre ed  inesorabilmente al proprio focolare. L’amore alla fine resiste e trionfa con l’annuncio dell’arrivo di un tanto desiderato bambino.
 
Mentre i problemi sentimentali attanagliano allo stesso modo le coppie di ieri e di oggi, lo spettacolo è anche  un affresco dell’Italia di quarant’anni fa, con le sue  ingenuità e spensieratezze. Su quel Paese si posa lo sguardo sempre affettuoso e divertito di Garinei & Giovannini, che ne sottolineano le mode, dai Beatles alla fiat 850, colorando il testo con musiche e canzoni gioiose.
Versatili e grintosi i due protagonisti, Chiara Noschese, figlia d’arte dell’indimenticabile Alighiero, e Christian Ginepro, giovane attore pesarese rivelazione del teatro musicale di questi ultimi anni; sempre pronti  a cambiare abito, trucco e accento del personaggio,  mettono in campo una girandola di travestimenti e trasformazioni indiavolate.
Firma lo spettacolo Saverio Marconi, che ci fa compiere un viaggio a ritroso in quell’Italia del boom totalmente differente da quella attuale, con il segno della leggerezza e dell’arguzia che erano  tratti tipici dei due compianti scrittori, abilissimi ad analizzare i costumi del loro presente in modo semplice, divertente ed inguaribilmente ottimista.