di Pietro Grasso
di
Pietro Grassoregia
Alessio Pizzechcon
Sebastiano Lo Monacoversione scenica
Nicola Fanoadattamento drammaturgico
Margherita Rubinoscene
Giacomo Tringalicostumi
Cristina Da Rolddisegno luci
Luigi Ascionemusiche
Dario Arcidiaconoproduzione
Sicilia Teatro
durata: 75 minuti circa (in un unico tempo)La testimonianza di Pietro Grasso, procuratore dell'antimafia, è un atto importante di un uomo che si è messo in gioco per difendere lo Stato dal continuo, inesausto e capillare attacco criminale.
Spinto da un desiderio di difendere i deboli che si perde nell'immaginario infantile, Grasso inizia l'attività professionale all'insegna della "normalità" negli anni settanta.
Il Maxiprocesso di Palermo (10 febbraio 1986) segna invece l'inizio di una guerra dichiarata tra l'uomo delle istituzioni e "cosa nostra": il processo si conclude dopo dieci mesi con diciannove ergastoli e oltre duemila anni di reclusione. Grasso era giudice a latere, contribuì a stendere, al fianco del presidente Alfonso Giordano, la sentenza di ottomila pagine, avvenimento epocale nonostante la latitanza di alcuni imputati di spicco.
Il libro nasce dall'esperienza personale e quotidiana di Grasso, un'autobiografia dalla quale affiorano i ricordi tormentati di una vita familiare condizionata per quarant'anni da un'aspra lotta senza tregua, dove le paure inaspettate nascono e si fondono alle minacce familiari, facendo i conti con una vita quotidiana stravolta dalle minacce, sotto scorta.
Un'analisi tecnica della cupola siciliana, senza risparmiarci l'elenco delle vittime, puntualizzando sui processi. Un resoconto lucido sui rapporti che intercorrono tra mafia e politica, ma anche una disamina all'interno della magistratura, registrando con puntualità anche le carenze di mezzi. Lo sguardo si apre anche alle altre mafie (ndrangheta e camorra) e mafie attuali (cinese, russa, albanese ecc.) mettendo in luce nuove strategie e inedite reti di contatto di una criminalità trasformata, che si destreggia con la tecnologia e si muove nei consigli di amministrazione. Tra i ricordi emergono in particolare quelli di Falcone e Borsellino, il progetto dell'attentato romano contro Falcone che viene inaspettatamente cambiato, la cattura di Riina e Provengano, passando per l'omicidio Mattarella.
Un libro che però non si dimentica del forte impegno di speranza per un cambiamento possibile, per non morire appunto di mafia.
Il regista Alessio Pizzech ha voluto costruire un ritratto che delinea una figura umana che assurge a modello. Al contempo le domande che ne scaturiscono rendono lo spettatore più consapevole. Nicola Fano, giornalista e drammaturgo, ha fatto del libro una sintesi teatrale efficace.
Sebastiano Lo Monaco, dopo trentenni di carriera dedicata al teatro classico, ha scelto questo testo per parlare del nostro tempo. Dopo una iniziale reticenza del Procuratore, l'attore siciliano è riuscito a convincerlo e coinvolgerlo a pieno nel progetto teatrale.
Lo Monaco diventa sul palcoscenico lo stesso Grasso. La voce dell'attore, inizialmente pacata, si fa fervente e tesa. Schivo, si racconta come davanti ad uno specchio, via via si trasforma in lucido ed intenso testimone amplificando con forza espressiva le parole del testo, che si legano all'interno di un linguaggio alto e insieme rozzo, voci di un'umanità per bene che si mescolano a quelle crudeli dei mafiosi. L'azione trova svolgimento all'interno di una scena essenziale dominata da una grande lavagna, sulla quale Lo Monaco scrive le parole chiave, in forma di riepilogo.
Il silenzio è l'ossigeno grazie al quale i sistemi criminali si riorganizzano e la pericolosissima simbiosi di mafia, economia e potere si rafforza. Parlarne attraverso la pagina scritta o la voce di scena, è un atto che recupera, attraverso il senso di civiltà, una verità necessaria soprattutto per le nuove generazioni.