di Frank Wedekind
di
Frank Wedekindtraduzione di
Gianni Bertocchiniadattamento di
Claudio Autelliregia di
Claudio Autellicon i dipolmati della Scuola di Teatro del Fraschini
produzione
Fondazione Teatro Fraschini
Frank Wedekind (Hannover 1864-Monaco 1918) interrompe gli studi in legge per pubblicizzare prodotti alimentari e diventare impresario in un circo. Nel 1891 esce, in edizione privata, "Risveglio di primavera" che potrà essere rappresentato però solo nel 1906. Wedekind collabora poi al giornale satirico "Simplicissimus" (e continua, con alterne fortune, a scrivere di teatro) ma, a causa di una ballata in cui ridicolizza l'imperatore, è rinchiuso per nove mesi in una fortezza. Sarà poi costretto per sopravvivere a improvvisarsi chansonnier (il primo nella storia del cabaret tedesco). Dai primi anni del ‘900 tuttavia - in coincidenza con la celebrata regia di Max Reinhardt di "Risveglio..." - comincia il suo periodo d'oro (anche come attore): i suoi testi, anche se più complessi e meno convincenti rispetto a quelli scritti nell'ultimo decennio dell'800, vengono rappresentati con successo. Le sue opere più valide (scrisse tra l'altro una versione femminile del "Faust", oltre a drammi biblici e mitologici) restano, oltre a "Risveglio...", "Lo spirito della terra" e "Il vaso di Pandora" (i due drammi di Lulù: 1895-1902), "Il cantante da camera" ('99) e "Il marchese di Keith" ('00).
Wedekind è considerato l'anello di congiunzione tra il Naturalismo e l'Espressionismo. Da una parte è significativa l'importanza accordata all'impegno verso la realtà e i temi sociali. Dall'altra, dagli espressionisti, l'autore sarà sentito come precorritore per: le immagini intense, le scene giustapposte, veloci (montate più per opposizione che per continuità), i personaggi deformati, il linguaggio spesso strutturato in monologhi, dotato di accensioni liriche ma anche di ricadute grottesche.
"Risveglio..." è incentrato sull'amore fra due quattordicenni, ma soprattutto sul drammatico conflitto tra un gruppo di adolescenti ed i loro genitori e insegnanti: per la forte carica erotica, anche provocatoria, poté essere messo in scena solo quindici anni più tardi. (Wedekind è stato certamente un autore privo di pregiudizi, ma dal forte impegno morale). Ma non c'era unicamente il problema della censura; c'era quello della presenza di tanti giovanissimi in scena, come pure le difficoltà previste dai tanti cambi di luogo, dalle molte scene brevi, dalla mancanza di un eroe, di un'azione in sé conchiusa, di uno stile omogeneo che contravvenivano clamorosamente alle regole del dramma tradizionale.
Dal punto di vista del contenuto però, "Risveglio..." non fu solo un attacco alla pruderie, ma anche al perbenismo, alla menzogna, alla mancanza di libertà e alla durezza tipica della generazione dei padri in epoca guglielmina. E' diventata negli anni un'opera in certo qual modo storica, ma ancora "didattica" per ogni fascia d'età (certo, la maggior parte degli allestimenti è ormai ad opera di compagnie giovanili). E se da una parte la tematica della pubertà esige un'interpretazione e una messinscena adatte ai tempi, sono innegabili l'interesse e il coinvolgimento da parte di ogni fascia di pubblico: si sente come Wedekind riesca a parlare in modo estremamente diretto a lettori e spettatori. Quello che allora apparve crudo, ossessivo, delirante, "satanico" - l'aggettivo più usato nei suoi confronti - ci sembra oggi vivo, nitido, persuasivo (proprio per la crudeltà unita a una leggerezza incomparabile).
Brecht, Artaud, tutti gli autori dell'Assurdo si sono richiamati a lui e oggi Wedekind può essere veramente considerato tra i maestri del teatro contemporaneo.
Maria Maderna